CIRESOLA ANDREA

12-12-2013 | Artisti | staff | No comments

Andrea Ciresola.


Sono nato a Verona, ma ho scelto un piccolo paese per vivere, dal mio lavoro ho imparato la pazienza perché restaurare un dipinto antico, affresco o tavola che sia, prevede umiltà, osservazione,  perseveranza, rispetto per il passato, consapevolezza che il tuo lavoro possa proiettare nel futuro la fragile materia dei pensieri dell’artista.

Queste sono le ragioni per cui dipingo su tavole di pioppo levigate e preparate con il gesso di Bologna steso molte volte e levigato finemente.

Un rito, così come rituale è la stesura delle campiture di colori acrilici che vengono sempre rifiniti con velature a tecnica antica, a volte eseguita anche dopo molto tempo dalla fine del dipinto.


I miei dipinti nascono e muoiono qui, dentro i miei silenzi, nelle attese.

E’  sufficiente un rapido sguardo ai miei lavori e si possono percepire inequivocabilmente i segni di una figurazione legata alla realtà, tuttavia sarebbe riduttivo relegare questa mia indagine sulla realtà al “realismo” come corrente artistica. Direi che l’attenzione al particolare, l’ossessiva ricerca dell’effetto fotografico, le impostazioni delle inquadrature, avvicinano la mia opera all’Iperrealismo;  devo però alla mia opera un ulteriore affinamento per essere circoscritta, perché non credo alla pittura che riproduce vasi di fiori o cesti di frutta, penso che certa abilità deve essere messe a servizio di una ricerca di quella realtà di solito rimossa dai nostri sguardi.

Molteplici sono le matrici che influenzano la mia ricerca visiva, riassumendo potrei dire di alcuni artisti che  hanno intrapreso strade che io poi ho percorso, e sono Caravaggio, De Chirico, Morandi, Carrà, Magritte, Hopper e Duchamp; per quanto riguarda il pensiero puro sono molto legato a Schopenhauer con il suo “mondo come scenografia mentale” e alla filosofia Wabi Sabi  fondata sull’accoglimento della transitorietà delle cose.  Per questo dico sempre che i miei dipinti sono manifesti politici, perché incitano alla bellezza del quotidiano, alla lentezza del fare e del vivere, alla valorizzazione del poco e del piccolo, insomma vere rivoluzioni silenziose per i tempi di oggi.


Sono convinto che, rappresentare nei miei dipinti il mondo generato dall’Uomo e confrontarlo ossessivamente con il mondo generato da Dio, possa evidenziare una nuova Estetica del quotidiano e che questa collisione sia pretesto per una dialogo serrato sulla bellezza feroce che oggi ci circonda.

In alcune occasioni questi miei pensieri, e i dipinti che hanno originato, mi hanno portato ad ottenere riconoscimenti nazionali ed internazionali di cui registro, quotidianamente, tutta la mia inadeguatezza.


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