BIENNALE DELLA FOTOGRAFIA

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Evento curato dall’On. Vittorio Sgarbi

Direttore Artistico Dott. Giorgio Gregorio Grasso

Art Promotion di Rosanna Cotugno, in collaborazione con la prima Biennale della Fotografia curata dall’On. Vittorio Sgarbi e con la direzione artistica del Dott. Giorgio Gregorio Grasso, seleziona fotografi che esprimono la propria arte in tutte le forme ed espressioni, rigorosamente esclusi coloro che rappresentano scene pedopornografiche, indecorose od offendano, in qualche modo, la dignità umana.

La Biennale si svolgerà da aprile a giugno 2014 negli spazi espositivi delle Officine Grandi Riparazioni nella città di Torino.

Le iscrizioni dovranno pervenire entro il 15 gennaio 2014 e per coloro i quali fossero interessati, verrà fornito regolamento e form d’iscrizione.

Molti i premiati fra i partecipanti.

Per info:

Art Promotion di Rosanna Cotugno
Email: info@rosannacotugno.com
Cell.: +39 3285966397

Biennale della Fotografia
www.biennalefotografia.it
Curatore: On. Prof. Vittorio Sgarbi
Direttore artistico Dott. Giorgio Gregorio Grasso
(per conto dell’Istituto Nazionale di Cultura)
Organizzazione: Joy – www.joyweb.eu
Direttore organizzativo: Dott. Luca Fabbri
Assistenza alla direzione artistica e organizzativa: Beppe Bolchi

L’arte della Fotografia dell’On. Vitorio Sgarbi

Qualche giorno fa, arrivata la notizia della morte di Henri Cartier-Bresson, Domizia Carafoli de Il Giornale mi ha chiesto alcune osservazioni estetiche sull’opera del grande fotografo. Con alcune difficoltà, essendo in Sicilia, in viaggio tra Borgo di Castelluccio e Agrigento, ho rapidamente dettato alcune impressioni sulla “poetica” di questo fotografo di cui mi avevano sempre colpito la straordinaria immediatezza dell’opera e la lucidità di elaborazione intellettuale sul proprio lavoro. Cartier-Bresson nella fotografia del Novecento, pur con tanti indiscutibili maestri, ha avuto lo stesso ruolo di Picasso nella pittura. Cartier-Bresson è la fotografia ed essa è il suo respiro, la vita stessa, in una perfetta equivalenza. Per questo vorrei tornare sull’argomento, dopo aver letto il titolo dato al mio articolo con una sintetica definizione di quello che è sembrato esserne al redattore il contenuto: “Il fotografo che fermò l’attimo fuggente”. Avrò certamente parlato di attimo: ma il concetto espresso con una tale formula non corrisponde al senso profondo dell’opera di Cartier-Bresson. Lui parla, e io ho ripetuto, di “momento decisivo”: il concetto più importante, ed eloquente, del suo metodo. Il “momento decisivo” non è l’attimo fuggente (ogni attimo è fuggente), ma quello in cui la foto o c’è, o non c’è. “Decisivo”, appunto. E’ proprio quel momento, non qualsiasi momento. Il fotografo, come il cacciatore guarda la preda, guarda la realtà e non documenta. Non è quello il suo obiettivo. Questo, che pure molte fotografie testimoniano, gli toglierebbe autorità e forza creativa. E’ l’occhio che decide, non la macchina fotografica. Egli non deve registrare l’esistente, ma l’essenza dell’esistente. Ciò che è più complesso, e pur restando “fuggente”, è decisivo. Non per caso Cartier-Bresson fu tra i fondatori dell’agenzia Magnum, di cui faceva parte il celebre Robert Capa. Tutti ricorderanno questo fotografo mitico, di cui ho ben conosciuto il fratello Cornel cercando di avere inedite informazioni, per una sola fotografia. Una sola è bastata, e si è molto discusso se essa fosse costruita, cercata. Conta poco. E in quella fotografia che ha dato la gloria a Robert Capa c’è tutta la poetica di Cartier-Bresson. E’ il celebre Miliziano morente, scattato durante la guerra civile spagnola, il soldato colpito che cade, nel momento in cui arretra, perde le forze, ma non è ancora caduto. Il “momento decisivo”, appunto, né un attimo prima, quando era ancora vivo, né una attimo dopo, quando era già morto. Il momento in cui muore. Un perfetto tiro a segno, la cui forza emozionante è proprio questo passaggio intermedio tra la vita e la morte. Capa ha centrato il passaggio, come un cacciatore. La straordinaria popolarità di questa fotografia non ha niente a che vedere con la storia e forse neppure con la naturale repulsione per la guerra. Essa è un teorema estetico che indica lo specifico della fotografia rispetto alla pittura e rispetto al cinema. Contemporanea del grande cartellone di Guernica di Picasso, essa è molto più “moderna” e importante. Rappresenta ciò che nessun pittore potrebbe rappresentare, anche con il più straordinario impegno, che pure, prima di Picasso, fu lo sforzo, riuscito, degli impressionisti. Il “momento decisivo” è il nuovo Impressionismo fotografico, attraverso il di più che consente la fotografia, non piegandosi a essere strumento della pittura. Essa è, in tal modo, altrimenti impossibile. Potremo dire che fra tutti gli attimi fuggenti anche quello della morte del miliziano, essendo tale, è l’attimo fuggente pieno di senso, in cui la ragione di un evento e la storia dell’uomo si concentrano in un significato assoluto, che prima della fotografia, e soprattutto prima di Cartier-Bresson, la pittura aveva realizzato con altri strumenti. Penso, per esempio, al Cristo morto di Mantegna, alla Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca o alla Vocazione di Matteo di Caravaggio: sono questi i dipinti in cui, senza l’aiuto della realtà ma attraverso un elaborato procedimento mentale, si manifesta nella pittura antica il “momento decisivo”. Con questa definizione si possono interpretare molti episodi dell’arte classica e moderna. Oltre ai dipinti citati, vorrei ricordare il Discobolo di Mirone, il più antico prototipo del Miliziano morente di Robert Capa. Per questo ho parlato di estetica della fotografia, e mi sembrava utile puntualizzare il concetto.
On. Vittorio Sgarbi

Perche’ la biennale della fotografia?

“È un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa.”Henri Cartier-Bresson

“Visioni immaginate, scoperte, create o fissate per caso sono la storia della nostra fotografia. Immagini prodotte da professionisti o dilettanti che rimarranno per sempre impresse nel nostro immaginario o lo sfioreranno come un battito d’ali, ma contribuiranno senza eccezione a formare la nostra memoria. Se non fosse per la fotografia avremmo bene altri ricordi della storia culturale e politico sociale che ha portato il nostro paese a svolgere nel dopoguerra un importante ruolo nello scacchiere geopolitico mondiale. Si! Proprio la foto con i suoi istanti fermati volontariamente o casualmente è la parte fondamentale della nostra memoria e ci guida nella lettura dei fatti e degli avvenimenti con elementi incontrovertibili ed oggettivi con cui oggi e domani dovremo sempre confrontarci.
La sempre maggior diffusione del mezzo fotografico, dal dopo guerra ad oggi, porta ad uno sviluppo della sensibilità estetica che si espanderà all’indagine artistica e porrà le basi per un nuovo strumento che ancor oggi ricopre un ruolo fondamentale nello sviluppo del giornalismo e del reportage.
In Italia, ad oggi, nessuno ha avuto ancora il coraggio di porre il punto zero per una storicizzazione di un mezzo espressivo quale è la fotografia, ormai assunta agli alti onori dell’arte.
Ancora una volta la “zampata” del leone Sgarbi pone le basi per realizzare una meravigliosa opportunità!: la Prima Biennale Italiana di Fotografia, nessuno ci aveva mai pensato, chiedetevi perché…
La fondamentale partecipazione dei fotografi italiani è il centro, lo scopo di questa grandiosa iniziativa che per la prima volta nella storia dell’arte italiana propone una visione innovativa della fotografia che fece, ha fatto e farà la storia dell’Italia.
Siamo quindi convinti che la partecipazione corale a questo evento contribuirà, come è stato per la 54° Biennale d’Arte curata da Vittorio Sgarbi, a creare un punto di svolta, e di non ritorno, nello spazio culturale Italiano.”

Dott. Giorgio Gregorio Grasso

 


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